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Guida alle Licenze d’uso

Licenze d'uso e dintorni, tutto quello che c'è da sapere.

Cosa si intende per “Licenza d’uso” di una risorsa scaricata o acquistata?
Come si definiscono i limiti ed i vincoli associati ad ogni risorsa di cui ci si dota per lo sviluppo dei progetti?
Che differenza c’è tra le licenze standard e le Creative Commons? Sai cosa si intende per “FairUse”?

Domande essenziali destinate ad un argomento chiave per il lavoro quotidiano di ogni creativo, designer e content editor, passaggio obbligato per ogni contesto immaginabile, dalla gestione dei contenuti per il nostro portfolio fino alla produzione finale per un Cliente passando anche attraverso sfide creative e contesti analoghi.

Nonostante il tema sia di facile interpretazione e possa sembrare “ovvio”, violazioni, abusi e incomprensione sul concetto del “diritto d’uso” di una risorsa resta un nodo gordiano la cui unica soluzione possibile è “un taglio netto” con le cattive abitudini.
Web e Social Media sono densi di esempi che spaziano dagli errori più comuni (ad esempio l’uso di una Font Family senza licenza,  per la creazione di un Logo) alle violazioni più gravi (freebooting e plagio di contenuti).
Per questo motivo aumentano anche strumenti e possibilità di verifica degli abusi per contrastare comportamenti poco etici e certamente non professionali.

Andando oltre la semplice retorica, però, è bene sottolineare i rischi concreti di un approccio errato tra i quali, ad esempio: querelle legali, ban di piattaforma, censura di un contenuto e pessime figure pubbliche in grado di danneggiare la nostra reputazione, un valore essenziale all’interno di network sociali. Il panorama è vasto ma è possibile iniziare a muovere i primi passi seguendo la semplice logica dell’attenzione visto che le sezioni destinate alle spiegazioni delle licenze disponibili sono sempre in evidenza sotto forma di pulsanti, link diretti (o “termini di servizio”) e di solito si trovano anche nel footer di ciascun sito.

Inoltre è importante aver coscienza dei diversi tipi di licenza anche in ragione della possibilità di diventare noi stessi autori in grado di rilasciare contenuti free o premium aggiungendo l’apposita licenza o limitazione d’uso.

Abbiamo provato ad affrontare il tema in due modi: attraverso un webinar -in formula breve- dedicato al tema (video in basso) e con una infografica estesa alle dinamiche di riferimento destinate alla comprensione delle dinamiche essenziali.
A seguire, in basso, i link di riferimento da conoscere.

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MARKETPLACES E LICENZE TEMATICHE

Il primo esempio utile a comprendere le differenze tra generi e modalità di acquisto è il network Envato, punto di riferimento della community creativa internazionale.
I due link seguenti servono a specificare a cosa si riferiscono le annotazioni disponibili nel pannello di acquisto e contengono ogni possibile dato e contesto in linea con le licenze disponibili (in figura):
https://themeforest.net/licenses/standard 
https://elements.envato.com/license-terms

E’ il network a guidarci anche verso la necessità di “accreditare” quei contenuti che saranno pubblicati su piattaforme come Facebook o Youtube, all’interno dei quali può essere necessario indicare l’ID (codice) di acquisto relativo: Guida gestione content ID youtube

Envato è solo uno dei canali più noti ma è importante ricordare che ciascuna piattaforma o canale può adottare riferimenti differenti, a seconda dei casi o delle necessità.
Per questo motivo spetta all’acquirente informarsi adeguatamente prima dell’acquisto e considerare le finalità del progetto che accoglierà le risorse acquistate o scaricate.

Tra gli esempi “sensibili”, ovvero gli elementi più esposti in ragione degli algoritmi delle piattaforme esistenti, citiamo a titolo di esempio l’uso di tracce audio ed effetti sonori che, per primi, vengono riconosciuti dalle piattaforme e sottoposti a verifiche da parte degli stessi.
Il rischio legato alla campionatura dell’audio è solo una parte del “problema” giacché ogni piattaforma gestisce abbonamenti, licenzi e limitazioni nella riproduzione secondo criteri personali.

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IMMAGINI E VIDEO: licenze “editoriali”, “premium” e limitazioni nella riproduzione.

Il primo e più frequente approccio all’uso delle licenze è legato al download di immagini e risorse grafiche per i nostri progetti. Anche in questo caso, oltre a dover distinguere tra immagini, vettori, 3D, mockup e modelli possiamo aggiungere un livello di licenza specifico per riproduzioni estese (come una rivista stampata in migliaia di copie), contenuti promozionali e persino trasmissioni televisive contesti meno ordinari e più esclusivi.

Il noto AdobeStock, il marketplace ufficiale connesso alla CreativeCloud di Adobe spiega al meglio quali siano le differenze tra le licenze a partire dalle note da conoscere per includere in seguito il distinguo tra le tipologie di licenza disponibili: base, editoriale, premium.

Quale che sia il portale di rifermento, ogni canale dispone delle sue regole che, alla pari dei costi, sono imposti dal proprio orientamento.
Getty Images: oltre alla pagina dedicata alle licenze si esplori la pagina con una foto di attualità che ritrae il noto campione Nadal destinata ad un uso editoriale e, di conseguenza, dai costi più elevati rispetto alla media.

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LICENZE CREATIVE COMMONS

Il marchio “Creative Commons” è da considerarsi un riferimento universale, ovvero uno “standard” tra gli altri, necessario ad identificare rapidamente l’intento degli autori e i limiti d’uso di ciascuna risorsa o contenuto.
Alla pari di altri riferimenti è riconoscibile attraverso l’iconografia riproducibile nella pagina di download della risorsa cui fa capo una pagina specifica di riferimento.

Il riferimento alle licenze di questo genere è pressoché onnipresente in rete, giacché dai canali più noti disponibili nel motore interno del sito (Google, Flickr, Youtube sono solo alcuni dei motori di ricerca che si servono o si sono serviti del protocollo CC) agli autori ed ai creativi che hanno rilasciato risorse online (magari con lo scopo di ottenere visibilità), sono frequenti gli “avvistamenti” dei badge ufficiali di riconoscimento.

Ecco una serie di link dedicati alle licenze Creative Commons

L’esempio più noto è il canale PIXABAY (recentemente acquisito da Adobe) che dispone di risorse in licenza CC0: https://pixabay.com/it/service/faq/

Altri canali possono includere le licenze CreativeCommons nel catalogo, filtrando la ricerca.
E’ il caso di Jamendo, canale orientato a files audio e brani musicali.

Come detto anche Google contiene un’opzione di ricerca dedicata, come mostrato in figura (link alla pagina)

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YOUTUBE – librerie gratuite e specifiche

La piattaforma più famosa per il caricamento di contributi video ha introdotto nel tempo una sezione dalla quale scaricare brani audio ed effetti sonori da includere nella produzione personale, con il doppio fine di aiutare i creativi e, al contempo, evitare l’abuso di tracce recuperate online senza licenza idonea.

La “libreria” di risorse da scaricare è disponibile alla pagina: https://www.youtube.com/audiolibrary/music  
Le informazioni di supporto per il loro uso si trovano invece in questa pagina).

Violare le norme di una piattaforma può generare dei problemi ed è bene informarsi bene in relazione a cosa può accadere in questi casi. Ecco cosa sono gli “strike” su Youtube (violazioni evidenziate dal canale).

Nei casi di violazione del contenuto, ad esempio se il video monetizzato contiene un brano di terzi, si può incorrere nelle problematiche evidenziate nella figura in basso. Il video conteneva un estratto da un video di un altro utente che aveva incluso un brano audio, riprodotto all’interno della sessione webinar registrata, subito intercettata da Youtube che ha applicato la “sanzione” in figura (a destra nell’immagine).

La sezione di Youtube con tutte le violazioni del proprio account è questa. Insieme con le informazioni di riferimento ogni singolo caso può essere soggetto a restrizioni nella visibilità, limitazioni nella monetizzazione e/o rimozione della porzione audio “incriminata”. E’ possibile, di volta in volta, presentare un reclamo, se si ritiene che la contestazione sia stata un errore.

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FACEBOOK e il Creator Studio

Seguendo la rotta di Youtube anche Facebook ha deciso di introdurre una sezione di brani ed effetti audio da mettere a disposizione dei creativi della piattaforma.
La presentazione della sezione si trova qui. Per accedere alla sezione è necessario recarsi nell’area Creator Studio.

Le 4 pagine dell’account mostrato NON sono abilitate per la gestione del “rights management” (una soluzione introdotta di recente che prevede una dinamica di attribuzione della paternità per i contenuti pubblicati su Facebook, allo scopo di limitarne l’abuso tramite freebooting e non solo). Maggiori informazioni nella mappa-infografica di supporto.
Per verificare una pagina su Facebook (ed ottenere l’abilitazione relativa) è possibile seguire le istruzioni del forum, cliccando qui.

Tra gli altri link da conoscere su Facebook segnaliamo inoltre:

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FAIR USE, FREEBOOTING E DIRITTO D’AUTORE

Le pratiche alle quali siamo tristemente abituati prevedono furti della proprietà intellettuale, cattive intenzioni e un comportamento da “parassiti” nel caso del free booting.
Per saperne di più ecco alcuni link utili (un approfondimento nella mappa-infografica in allegato a questo articolo).

Cosa si intende con il termine “Fair Use“?

Cosa si intende con il termine freebooting?
Ecco la mia risposta su Quora, il social network dedicato a domande e risposte pubbliche. 

Altri approfondimenti:

Per ulteriori approfondimenti ecco la citata “mappa infografica” (zoomabile) da scaricare gratuitamente su Slideshare: 

 

 

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