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Musica per creare: la top 10 di Zooppa

Senza musica la vita sarebbe un errore. (Friedrich Nietzsche)

Ciò che non si può dire e ciò che non si può tacere, la musica lo esprime.
(Victor Hugo)

Un uomo non può essere ebbro di un romanzo o di un quadro, ma può ubriacarsi della Nona di Beethoven, della Sonata per due pianoforti e percussione di Bartók o di una canzone dei Beatles.(Milan Kundera)

Le citazioni di celebri artisti riguardo la musica si sprecano; si potrebbe andare avanti ad elencarne per ore e in tutte riconosceremmo una verità ineluttabile: la musica è qualcosa di superiore.

Si può ascoltare ovunque, c’è sempre qualcosa di adatto a tutte le situazioni della nostra vita, belle o brutte che siano e la cosa figa è che non ci stancheremo mai di farlo.
Di mandare indietro una volta ancora la traccia che ci piace tanto, di assaporare l’emozione di un ricordo che quella canzone riporta a galla, di rispecchiarci dentro ad un testo…

E la cosa ancora più figa è che la musica accende la nostra mente, ci accompagna verso nuovi orizzonti e ci fornisce stimoli creativi dai quali poter partire per realizzare qualcosa di nostro.

E la cosa ancora ancora più figa è che gli artisti, in generale, ci insegnano qualcosa di prezioso in merito al concetto di creatività, da tenere sempre bene a mente.

E dato che sappiamo che le menti degli Zooppers sono brillanti, lo scopo nel qui ed ora è quello di condividere una lista di pezzi che, dal nostro punto di vista, può essere utile alla creatività, o quantomeno a liberare la mente.
E soprattutto una lista di artisti che qualche insegnamento prezioso l’hanno lasciato.

Non è stato per niente semplice: mancherà il pezzo preferito di qualcuno e ci sarà il pezzo più odiato di qualcun altro.
Tuttavia questa è un’altra delle innumerevoli qualità da attribuire alla musica: è un qualcosa del tutto personale.

Non ce ne vogliate quindi se da questa top ten qualche pezzone rimarrà escluso.
Beh, siete pronti? Allacciate il jack delle cuffie, allora. Si parte.

10 – Talking Heads – This must to be the place.

Cominciamo sciogliendoci un po’ le ginocchia: il riscaldamento è importante prima dell’attività.

E quale pezzo è più indicato ad aprire la kermesse? Chi non adora this must to be the place, parli ora o taccia per sempre. E’ solo questione di sincronizzarsi con il ritmo. Con le mani, con i piedi, con il cuore. Tutto va a ritmo tranne la testa, mi raccomando. Quella, per stessa ammissione di David Byrne, sta in cielo.

E dove dovrebbe essere per creare, se non tra le nuvole?

9 – Subsonica – Nuvole rapide

Approdiamo al nostro bello stivale, che in fatto di musica se ne intende parecchio. E con un gruppo che da un ventennio a questa parte spacca di brutto, rinnovando costantemente il proprio stile.

Nuvole Rapide, una canzone del tutto affine al titolo: vaporosa.

Dei subsonica è proprio questo che ci piace: creare dovrebbe essere un costante apporto di novità a quel che in precedenza abbiamo già sperimentato, anche se il rischio è che a volte agli affezionati non piaccia.

8 – Beatles – I am the walrus

Perché “I Am the Warlus”? Perché, così si narra, è il grido con il quale il buon vecchio John dichiara guerra ad ogni forma di repressione nei confronti dell’originalità. Agli standard, alle regole, a tutto ciò che si oppone all’estro creativo del buon artista.

Quando è uscito “The Magical Mystery Tour” (album che contiene questo brano ), i Beatles sono stati messi alla gogna. Avevano tradito la ricetta bravi ragazzi+chitarra+canzonetta d’amore da un po’ (sebbene a noi piacessero tanto anche in quella versione, che venga messo agli atti), ma questo album era davvero davvero strano. A distanza di 50 anni – 50 ANNI – rimane un disco innovativo, diverso, geniale, unico, e forse, azzardiamo, il loro migliore. Ci sarà pure un perché.

John ci incita quindi a tenere bene a mente che la creatività non si sottomette a forme prestabilite, ma che anzi una buona creazione, una creazione sperimentale, verrà sempre inizialmente guardata con sospetto.

7 – The Cure – Fascination Street

In questa fascination street l’impressione è proprio quella di trovarsi nel bel mezzo di una corsa su strada. La strada di un videogioco. Una specie di GTA: corri, investi, cambia auto, l’importante è solo non fermarsi mai, altrimenti la polizia ti acchiappa. Qui, in questa strada virtuale, possiamo fare ed essere quello che ci pare; tutto il resto aspetterà. Al solito posto di sempre.

Robert Smith, con tutta la particolare stravaganza che lo contraddistingue, è sempre in grado di darci la chiave giusta per evadere questa realtà e muoverci altrove.

E non è forse questa peculiarità della buona arte?

6 – David Bowie – Space Oddity

Non vogliamo spendere molte parole a riguardo di questo capolavoro del Duca Bianco. Se non avete la pelle d’oca quando attacca la sua voce, qualcosa non sta funzionando. E poi quel conto alla rovescia che, quasi come se ci trovassimo in una seduta di ipnosi, ci autorizza a varcare la soglia della sua personale galassia. E in un momento… you are floating in a most peculiar way, accompagnato da lui, dal buontempone David.

Cosa ci insegna Bowie? Presto detto. Bowie aveva un caos artistico interiore a cui dare forma. Il problema fondamentale è che non apparteneva ad un solo stile o ad un solo sound. Li incorporava tutti. E per risolvere si è inventato degli alter ego magnifici.

Quindi va bene non identificarsi con un solo genere, con una sola corrente. Diamo sfogo a tutto quello che sentiamo di dover esternare, e se non abbiamo la forza per farlo attraverso una persona sola, creiamone tante quante sono necessarie.

5 – Pink Floyd – Shine on you crazy diamond

I Pink Floyd sono il connubio perfetto di due talenti straordinari non destinati a stare insieme, ma che per qualche congiunzione astrale si incontrano, camminano fianco a fianco per un tratto di strada e ad un certo punto si separano, per seguire ognuno il proprio demone interiore.

Per questo è giusto credere nei piani del fato.

Shine on you crazy diamond è l’apice della creazione del binomio Waters-Gilmour.
Roger ci mette la sua complessità poetica, Gilmour sciabola quattro note di chitarra e affonda il colpo da maestro, e insieme danno vita ad una delle migliori canzoni della storia del rock.

Puoi anche odiare i Pink Floyd, ma non puoi non amare Shine.

Cosa ci insegnano? Che two gustis is meglio che one. Ossia che due talenti insieme possono amplificare il valore del talento singolo. Team ragazzi!

4 – Radiohead – Kid A

Thom Yorke è l’emblema del vero Nerd: occhio guercio, asociale, sfigato, bruttino, cervellone con QI a livelli inestimabili.

La stranezza è l’elemento che lo lega indissolubilmente al suo genio artistico, diventando il suo punto di forza. Ed è forse anche l’elemento che tiene insieme tutte le personalità del gruppo Radiohead.

I Radiohead non li capiremo mai veramente: sono troppo avanti. Questo pezzo esce nel 2000 e forse smetterà di essere avanti rispetto ai tempi nel 3000, quando la musica sarà solo un complesso di elettronica, suoni sintetici e distorsioni; il tutto messo insieme in totale armonia.

Non sappiamo bene cosa insegnino i Radiohead (probabilmente perchè anche questo lo dedurranno soltanto i postumi), ma il consiglio è di ascoltarli tantissimo: qualcosa di meraviglioso per le vostre creazioni ve lo consegneranno di sicuro.

Eccoci al podio, al quale abbiamo riservato Il Repertorio. Qualcuno comincerà a sbuffare, lo sappiamo. Per motivi non meglio identificati la musica classica ha un po’ il contorno della pizzapalla atomica, della pesantezza. Ma diciamocelo, la musica classica è un altro universo. Ed è quello da cui tutti i sopra citati artisti, credeteci sulla parola, hanno imparato ed attinto.

E noi il repertorio ce lo siamo giocati con un tris d’assi.

  • Chopin – piano;
  • Bach – violoncello;
  • Beethoven – tous ensemble.

3 – Chopin – Nocturne in E-Flat Major, Op. 9 No.2

Il buon vecchio Federico è l’esempio più brillante che abbiamo a riguardo del calco del modello. Ha molto imparato da chi prima di lui ha composto le sonate dedicate alla notte, tanto che ha lavorato una vita (seppur brevissima) a comporre qualcosa di simile.
Una straordinaria serie di cose simili: I Notturni.

Chopin ci insegna che lavorare sodo su qualcosa che è già conosciuto dal pubblico, non è sempre sbagliato. A patto che la nostra “copia” restituisca un prodotto ancora più fico del modello dal quale si ha attinto.

2 – Bach – Cello Suite no.1 in G-Major; bwv 1007: I. Prelude

Il violoncello è sempre un po’ sfigato: per qualche strana ragione non riscuote lo stesso successo del pianoforte o del suo cugino minore violino. Eppure il suono profondo tocca corde interiori di cui ignoravamo persino l’esistenza.

Bach,”musicista scientifico”, ci insegna che la disciplina, lo studio, la tecnica e la conoscenza della materia sono importanti al pari di talento ed originalità. Per produrre qualità non dobbiamo mai smettere di allenarci, tentare, studiare, approfondire e persistere nel nostro affinamento.

1- Beethoven – Symphony no. 6 – Op. 68 “Pastoral”: 1

Considerato che il tatatatan della Quinta lo conoscete tutti e che la Nona è da tempo inflazionata (v. ad es. Arancia Meccanica), abbiamo optato per la Sesta, con l’opera di apertura.

Aldilà dell’indubbia bellezza, dolcezza, armonia che le appartengono, avremmo potuto sceglierle tutte. La scelta rappresenta il personaggio Beethoven. Ossia l’Artista, con la A maiuscola per l’appunto. Eh sì, perché oltre ad ispirarci, accompagnarci e farci crescere con le sue creazioni, egli ci lascia anche l’eredità del suo essere umano e mortale, per farne tesoro, tanto quanto si deve fare con la sua arte.

E Ludwig, di suddetta eredità, ce ne ha lasciata a pacchi.

Sordo, solo, deriso, abbrutito, bistrattato, povero. Le aveva tutte. Eppure, sebbene la sua vita si potesse riassumere con un modernissimo “Mai na Gioia”, il suo più grande componimento è dedicato guarda caso alla Gioia (Nona Sinfonia).

Beethoven non ha mai gettato la spugna, non si è mai arreso, nemmeno di fronte a cose che avrebbero fatto vacillare Don Chisciotte. Ha portato avanti con dignità la missione che sentiva di dover compiere. La gioia l’ha cercata attraverso tutti i suoni trascritti su carta e in tutta la musica da lui composta. Seguendo sempre e solo il suo Dio interiore (glorioso e immenso!). Probabilmente se Mozart avesse ascoltato qualche suo singolare componimento, avrebbe di certo sostenuto che Beethoven non ne capiva un fico secco di Repertorio. Come dicevamo, succede solo quando sei un genio senza catene che trascende le regole cambiando per sempre il corso dell’arte.

La Sesta è stata molto dibattuta. Beethoven l’ha dedicata alla sua amata natura, in tutto il suo essere “viva”. Gli esperti si sono arrovellati: era consono riprodurre il suono del fiume che scroscia sulla roccia? Della quaglia e del cuculo? E’ una pastorale davvero?
Non siamo sufficientemente preparati per rispondere.
Possiamo solo ammettere che una cosa continuerà a sconvolgere per sempre: Beethoven riproduce i suoni della natura e lui quei suoni non può sentirli.

Nessun ostacolo è davvero insuperabile se continuiamo a credere in noi fermamente.

E’ questo che deve ispirare.

Ricordatevelo quando soffrirete della sindrome della pagina bianca 🙂

Buon ascolto!

Ah.. Ovviamente la playlist è collaborativa! Ora potete correre a rivendicare il vostro pezzo preferito e lasciare nei commenti dei suggerimenti da aggiungere ai nostri! 😀

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