MarketingVarie

Questo è un video Corporate Generico: parliamo di Videomarketing

Potrei iniziare elencando le motivazioni per le quali il video è il mezzo su cui tu, o chiunque abbia qualcosa da dire dovrebbe puntare.

E se invece, per semplicità, ti lascio qui sotto una o due slide con un’enormità di dati a sostegno dell’importanza dei video e proseguiamo a parlare del videomarketing in maniera più approfondita ed interessante?

Ne vuoi ancora? Ecco qua:

Facciamo finta che tu abbia la vista di un falco e che tu abbia letto tutto e proseguiamo.

(scherzo se vuoi l’intera presentazione di Zooppa sullo stato attuale del videomarketing la puoi trovare qui).

Ora, assodato che i video sono il presente e il futuro della comunicazione (non del marketing, della comunicazione) indaghiamo un pochino il perchè non basta fare video ma bisogna fare BEI video, dove per bei video non intendiamo solamente video belli da guardare ma bei video per gli occhi giusti nel posto giusto al momento giusto. Insomma video di qualità. 

Perché dei video “belli” non bastano?

Perché non volete che il vostro corporate video rientri in uno di questi cliché:

Che l’utente sia bombardato da annunci che sgomitano per la sua attenzione su ogni feed possibile è ormai risaputo, questa saturazione di Ad come ogni altra cosa che viene abusata, porta ad una e un’unica conseguenza, l’assuefazione.

Gli utenti hanno sviluppato una sorta di cecità selettiva nei confronti dell’advertising, come dice Sam Sarcello (marketing e content manager presso 19 ideas):

E niente stimola questo nuovo superpotere degli utenti come un’ad moscia, fatta tanto perchè la fanno tutti, o perchè avete un free trial di qualche nuovo tool di montaggio video automatico.

Questa saturazione, questo sovraffollamento non è però una cattiva notizia per chi lavora nel marketing, o meglio, è una cattiva notizia per chi ci lavora male, gli utenti non si fanno più fregare.

L’assuefazione degli utenti per le Ad acchiappa occhi si trasforma in una maggior consapevolezza del contenuto, e questa nuova saggezza del fruitore ha necessariamente spostato il marketing verso il fastidioso tentativo di interrompere l’azione del possibile cliente con uno spot, un banner, un annuncio a doverlo stimolare e interessare con un explainer video, un articolo di approfondimento, un video emozionale che sappia toccare le corde giuste.

La buona notizia quindi è che l’Interruption marketing sta morendo, e sta morendo in fretta; il Content marketing e l’Inbound marketing lo stanno rimpiazzando, con ottimi risultati in termini di ROI per ovvi motivi.
Sarà mica una novità che un possibile cliente compreso e trattato con rispetto sia più interessato a comprare di uno che invece viene interrotto da un venditore ambulante o da qualcuno che gli urla il menù nelle orecchie mentre passeggia per i fatti suoi.

Gli inglesismi qui sopra comunque servono unicamente ad esprimere il seguente concetto:

L’utente non si lascia più attrarre da contenuti scadenti, per decidere di darti la sua attenzione esige contenuti in linea con i suoi interessi e di buona qualità; l’utente sta iniziando a capire quanto vale la sua attenzione, ma quando e se deciderà di dartela, sarà molto più ben disposto a sentire quello che hai da dire.

E questo è il motivo per cui non solo ti servono i video, ma ti servono video che siano fatti bene, e non solo che siano qualitativamente fatti bene ma che siano anche in target con i tuoi clienti ideali, semplice no?

Qui sotto un explainer video (appunto) di un’analisi su come impostare un customer journey generico:

The Binge Problem

Poniamo il caso che tu sia riuscito a coinvolgere uno dei tuoi clienti ideali, lo hai ingaggiato con un ottimo explainer video su YouTube, giusto 5 secondi prima che andasse ad annoiarsi con una sequela di epic fail o fun video sui gattini (no scherzo, nessuno si annoia con queste cose).
Ha guardato il tuo breve video, ha cliccato l’annuncio, arriva sulla landing page e cosa si aspetta? Sicuramente non un wall of text, sicuramente non lo stesso mini video che ha appena visto, (già, hai capito bene, stiamo andando a parare sullo storytelling) si aspetta infatti di essere all’inizio di un’esperienza, vuole che la videoAD di 15 secondi che l’ha portato fino a qui prosegua con un claim che lo mantenga ingaggiato, con un buon copy potrebbe quindi essere disposto a darti 1 minuto della sua attenzione, se arriva alla fine lo dovrai poi mantenere interessato con un altro video bomba.

Non è che l’utente sia diventato pigro, è che per colpa di gente come Gary Hoff si sta abituando a esperienze digitali sempre più raffinate:

 

Quindi ora si dovrebbe iniziare a delineare il quadro in cui si è posizionata la comunicazione video, non è che adesso di colpo ci siamo accorti tutti che il video è più efficace di un testo, o di un’immagine: i video sono stati il medium più efficace da quando sono stati inventati.

Quello che è cambiato è la disponibilità del video: riproducibile in qualsiasi momento e su qualsiasi supporto.

Il futuro (il presente) della tua comunicazione sono (belle) immagini in movimento, deal with it.

Se pensi ti possa essere utile, e io penso di sì, qui puoi trovare il compendio di Zooppa sullo stato attuale del videomarketing (ci sono tabelle, numeri e quant’altro).

Tags
Show More

Related Articles

Close