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L’arte di intervistare: ne parliamo con Laurie Garnons-Williams

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Come intervistare al meglio? Ti sveliamo i consigli di una filmmaker per realizzare interviste professionali di qualità e ottimi video-documentari. Se stai partecipando ad Ingenious per Mastercard non perdere questo contenuto!

Se sei del settore saprai sicuramente che quando si intervista qualcuno è buona pratica evitare le domande a risposta chiusa, ovvero quelle a cui si può rispondere solo con “sì/no”; può però capitare che l’intervistatə risponda con una o poche parole anche a domande aperte, una volta davanti alla telecamera. Questo potrebbe rendere difficoltoso, per unə regista/videomaker, realizzare un contenuto di qualità, soprattutto se si tratta di un video che fa dell’intervista la modalità principale all’interno del documentario.  
Può addirittura capitare di vedere la stessa persona intervistata da qualcun altro con risultati nettamente migliori e chiedersi: come mai? Abbiamo parlato di questo con un’esperta del campo, Laurie Garnons-Williams, che ha fatto luce su come ottenere il meglio dagli intervistati, dandoci alcuni preziosi consigli per interviste di qualità.


Ciao! Ci puoi raccontare brevemente chi sei?

Ok, mi chiamo Laurie, sono una filmmaker e ho lavorato negli ultimi 12 anni per brand, enti di beneficenza e istituzioni artistiche culturali per aiutare a raccontare storie rilevanti per il loro pubblico.

Hai visto il nostro ultimo brief con Mastercard e Pollinate. Come lo affronteresti?

La sfida a livello visivo di questo brief riguarda il mostrare nel modo migliore come la tecnologia più recente abbia supportato le PMI senza limitarsi a un’interfaccia piazzata sullo schermo o a qualcuno che utilizza il tap-to-pay. 

Potrebbe funzionare, ma esplorare altri mezzi come l’animazione o la grafica potrebbe dare risultare più efficace per realizzare questo tipo di contenuto, almeno in alcune sue parti. Potrebbe esserci un modo divertente per mostrare in che modo le informazioni sui dati hanno stimolato le decisioni combinando al girato infografiche riguardanti i dati più importanti, ad esempio.

Bisogna inoltre provare a scovare e mostrare dei momenti unici per quella determinata realtà oltre a raccontare la pandemia globale, poiché quella parte della storia sarà presente in ogni contenuto. Questa potrebbe essere una perdita personale (ovviamente nel rispetto delle persone e SOLO SE sono le persone stesse a voler rendere partecipi di questa delicata e privata parte della loro vita, ndr), un cambiamento inaspettato nella catena di approvvigionamento, una sfida unica da superare. 

Un altro punto di vista potrebbe essere la prospettiva del cliente finale. Di che tipo di supporto aveva bisogno e come l’azienda ha soddisfatto questa esigenza? Ciò che questo ha significato potrebbe essere il “cuore emotivo” del film. Mi viene in mente qualcuno che è dovuto rimanere il più possibile a casa per evitare di ammalarsi e improvvisamente ha avuto bisogno di consegne a domicilio più regolari e in tempi brevi. 

Quali sono i tuoi consigli per ottenere il meglio dagli intervistati?

Quando si intervista qualcuno, soprattutto davanti alla telecamera, la cosa più importante è essere empatici. È difficile essere messi sotto i riflettori, ed è importante rompere il ghiaccio e mettere a proprio agio la persona. Anche fare qualche chiacchierata prima di iniziare a girare o sistemare l’attrezzatura può essere d’aiuto, in modo che sappiano almeno chi sei e da dove vieni.

Quali sono le principali difficoltà che incontri quando intervisti le persone?

Il problema che si presenta di più è che le persone pensano troppo a quello che stanno dicendo. Cominciano a sentirsi come se si stessero esibendo o a preoccuparsi di essere davanti alla telecamera. Tutti guardano la TV, tutti guardano i film, quindi smettono di essere se stessi e iniziano a comportarsi come “qualcuno che è davanti alla telecamera”. Quindi si tratta di rendere le persone abbastanza rilassate da parlare con te in modo naturale e dare loro il tempo di ambientarsi e passare dall’imbarazzo ad essere a proprio agio, all’inizio. Questo è importante perché non otterrai mai la miglior risposta subito.

Ti è mai capitato di incontrare persone davvero difficili da intervistare e come hai affrontato la cosa?

Le persone che personalmente ho trovato più difficile riprendere sono quelle che hanno costruito un loro “personal branding”. Influencer, celebrità o persone seguite da agenti sono molto consapevoli di tutto ciò che dicono e di come potrebbe essere letto o visto. Vanno approcciate come in una conversazione naturale, ma tendono a cercare sempre l’approvazione o una seconda conferma alle loro risposte.

Un altro caso è quando le persone non si fidano di come utilizzerai il girato. Se sentono che li stai manipolando, può essere un problema dopo le riprese. Vorranno un controllo più stretto su ciò che viene utilizzato e ciò che viene tagliato, il che può essere un problema quando hai già un’idea chiara in testa su come vuoi strutturare qualcosa. È importante far firmare sempre una liberatoria in modo da poter utilizzare il filmato come previsto, ovviamente rispettando ciò che le persone pensano e i loro feedback su come viene trasmessa la loro immagine. 

Chi è la persona più interessante che tu abbia mai intervistato?

È apparsa in un film documentario a cui ho lavorato su un bar gay nell’Irlanda del Nord anni fa. Stavamo girando il film sul ragazzo proprietario del bar, ed era in una zona dove c’era stata molta violenza durante i “Troubles”. Le persone omosessuali hanno vissuto momenti molto difficili in quella parte del mondo, in quel periodo. Cercavamo di capire perché avesse deciso di fondare questo bar, e si è scoperto che non era omosessuale. Volevamo capire che taglio dare alla storia: lui come un fantastico alleato per la comunità gay? Aveva visto semplicemente un’opportunità per fare soldi? Non riuscivamo a “fargli tirare fuori” quale fosse la sua motivazione, e ogni volta che glielo chiedevamo, era piuttosto cauto al riguardo. Penso che quando stai cercando di far emergere ciò che motiva qualcuno e non riesci subito a venirne a capo – beh trovo che la cosa renda questo tipo di personaggi affascinanti.

Sei poi riuscita a venirne a capo? 

Beh, no, è ancora un po’ un mistero! Penso che spesso i migliori documentari, quelli che vincono premi, nascano proprio dal cercare di capire qualcuno che è difficile decifrare. Ma gli spettatori possono fare le loro considerazioni. Si tratta di presentare qualcuno in modo autentico, filmando ciò che dice, ma anche ciò che non dice.

Hai qualche consiglio su come far sentire le persone più a loro agio durante le riprese?

Quando lavori in un piccolo team, o da solə, ci sarà sempre una parte della tua mente che è preoccupata per le cose tecniche: l’esposizione, la messa a fuoco, la telecamera è in movimento? Devi mettere il 10% della tua energia in quello e il 90% sulla persona. Assicurati di mantenere il contatto visivo con l’intervistatə e ascolta quello che sta dicendo invece di pensare solo alla prossima cosa che vuoi chiedere. Ciò ti consente di creare un contenuto che sembri più una conversazione piuttosto che un’intervista rigida con domande prestabilite.

Hai qualche consiglio tecnico riguardante l’edit per rendere le interviste più coinvolgenti o intime?

Avere a disposizione e girare con più di una fotocamera è la soluzione ottimale. Quando ti concentri sul viso di qualcuno, potrebbe darti una risposta che sembra una risposta diretta, ma se guardi ad esempio le sue mani, puoi notare magari che le tengono strette a causa del nervosismo. Filmare le diverse angolazioni ti consente di catturare l’intera storia di ciò che stanno raccontando. 

Avere questi due angoli ti dà anche la possibilità sul piano tecnico di tagliare i frame che non vuoi usare, ed evitare tagli netti nell’editing. Prenditi del tempo per ottenere alcune scene di vita della persona – penso che sia fondamentale mostrare la storia e non solo raccontarla. Tornando a questo progetto, se stai parlando con qualcuno della sua attività sopravvissuta al COVID, vuoi vederlə al lavoro. Non vuoi solo sentirne parlare. Spesso faccio un’intervista di un’ora, ma passo l’intera giornata con la persona per assicurarmi di fare tutte le riprese ambientali e di copertura di cui ho bisogno.

Qualche consiglio finale?

Mantieni la telecamera in movimento durante l’intervista. Le persone dicono le cose più interessanti quando sentono che la telecamera è spenta o non sono sotto i riflettori. Un’altra cosa che vorrei dire è che mi è capitato di intervistare persone che si trovavano in situazioni davvero difficili, ad esempio, senzatetto. Ho imparato a lasciare che le persone, con la telecamera accesa, sentano tutto quello che provano. Se qualcuno inizia a crollare o è arrabbiato, la tua sensazione naturale è dire: “okay, okay, fermiamoci un po’, lascia che ti calmi”. Ma quando fai un film su quella persona, le sue emozioni ti racconteranno la maggior parte della storia. Ricorda a te stesso di non sentirti a disagio con ciò che stanno raccontando e lascia che venga fuori una storia che sia visiva ed emotiva piuttosto che verbale.


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